Posted on Sep 13, 2012

Giunto alla sua undicesima edizione, la seconda incentrata sul tema della Cina, il Milano Fashion Global Summit (7-8 Settembre) riunisce i più importanti esponenti del settore da tutto il mondo per discutere e analizzare le nuove opportunità e sfide che il settore della moda e del luxury affrontano in un mercato in continua trasformazione. Titolo di questa edizione è “Cina e Italia, due sarti in un mercato globale. Nuove sfide, nuove opportunità di business e partnership” poiché se è vero che il mercato cinese non è più una novità tutta da scoprire, è altrettanto vero che tutto da scoprire è invece il suo reale potenziale e, soprattutto, la sua dinamica evolutiva.

 

Parola chiave: Cooperazione (diversi ma complementari)

Tematica comune a tutti gli interventi svoltisi nel corso del forum è quella della cooperazione biunivoca fra Italia e Cina. Se da una parte il Presidente della Camera della Moda Nazionale, Boselli, ha sottolineato come possibile scenario futuro sia l’apertura di brand cinesi nel quadrilatero della moda milanese sia l’apertura delle PMI in Cina, Cleto Sagripanti, presidente dell’ANCI, l’associazione dei calzaturieri italiani, non ha esitato ad esortare i cinesi ad investire direttamente nelle aziende italiane. L’AD di Roberto Cavalli, Gianluca Brozzetti, ha invitato, inoltre, le autorità cinesi ad adottare delle misure concrete in favore delle aziende italiane come la diminuzione delle tasse sulle importazioni. Giorgio Canara, Presidende del MIPEL, ha infine esortato le aziende dell’ex impero celeste ad esporre nelle fiere italiane come ad invitare le nostre aziende alle proprie manifestazioni.
Altro punto di attenzione è quello della scelta del partner che può determinare o meno il successo di tale cooperazione, come emerso dagli interventi di Vittorio Missoni, AD Missoni, Saverio Moschillo, Presidente John Richmond, e Diego Rossetti, Presidente Fratelli Rossetti.

 

Cina: un mercato ancora in espansione?

Come sottolineato da Du Yuzhou, Presidente onorario del China National Textile and Apparel Council, anche l’economia cinese sta risentendo della crisi finanziaria mondiale. Le esportazioni sono, infatti, diminuite del 20% mentre le importazioni sono aumentate in modo diametralmente opposto (+20%). Nonostante ciò, la Cina rimane il secondo partner commerciale dell’Unione Europea (dopo gli USA) sia per quanto riguarda l’import (17,3%) che l’export (8,9%). Il mercato del lusso ha registrato nel 2011 un incremento del 30% e, secondo quanto riportato da Roger Vickery, Chairman International Brand Growers, nel 2015 potrà ragionevolmente raggiungere il 20% del fatturato globale dei beni di lusso. L’1,6% dei miliardari mondiali provengono dall’Asia Pacific e la spesa in beni di lusso in queste zone (da 3 miliardi di Dollari nel 2001 ai 14,6 previsti per il 2012) ha eguagliato quella degli USA grazie alle vendite di prodotti di moda triplicate negli ultimi anni.

 

No logo: i nuovi consumatori cinesi

Per conquistare il mercato cinese (costituito potenzialmente da 1,3 miliardi di persone) è dunque strategico comprenderne le caratteristiche anche in termini di consumatori. Come sottolineato da Claudio Piovesana, Associated pubblisher del WSJ Magazine, la Cina ha iniziato un secondo step evolutivo grazie ad una classe media in aumento che, secondo le proiezioni di McKinsey, porterà il numero degli acquirenti, per il settore lusso, dagli attuali 80 mila a 180 mila nel 2020. Tale dato è emerso anche dall’intervento di Paola Durante, Managing director investment banking division and head of corporate broking Italy della Bank of America Marrill Lynch, per la quale la classe media dovrebbe passare nel corso del decennio da 148 milioni a 415 milioni di unità. Per Miao Hongbing, Presidente di Beijing White Collar Fashion, il target di consumatori sul quale focalizzarsi sono le donne tra i 25 e i 50 anni, inserite nel mondo del lavoro, quindi con maggiori possibilità economiche. Le spese familiari sono, infatti, condotte per il 77,3% dalle donne sposate. Infine, come sottolineato da Zhou Yan, presidentessa di Dalian Sunfed Fashion, in questi anni è mutato l’atteggiamento dei consumatori anche verso il concetto di brand spostando l’attenzione dal semplice possedere un logo a rispecchiarsi in esso. Il nuovo consumatore quindi è particolarmente attento all’immagine che il brand vuole trasmettere ed alla qualità del prodotto.

 

Nuove frontiere territoriali e virtuali

La Cina è tutt’ora un paese suddiviso in città rurali e centri urbani ma è importante monitorare lo sviluppo delle città definite di seconda e terza fascia (Tier2 e Tier3 Cities) che rappresentano sempre più terreni fertili per nuove aperture. Si consideri, infatti, che ad oggi sono circa 60 le città che possono essere paragonate per dimensioni a Milano e nelle quali non tutte le griffe hanno uno store.
Anche internet arriverà a recitare un ruolo fondamentale, gli acquisti del lusso via web fatti in Cina arriveranno a 1,94 miliardi di Euro e nel 2013 toccheranno i 2,63 fino ad arrivare ai 4,60 miliardi di Euro previsti per il 2015. La piattaforma di e-commerce per i giovani brand cinesi sviluppata nel 2011 da Qian Feng, presidente dell’Hangzhou Lesies fashion, vanta attualmente 300 mila visite giornaliere.

 

La sfida delle risorse umane in Cina – Intervento Chiara Altomonte, Consea

Per le società che sono già presenti in Cina, come per quelle che ancora vi si devono affacciare, strategica sarà la scelta delle risorse. Ancora oggi la grossa sfida da affrontare è lo “shortage of talents”. In Luglio, il China Daily pubblicava un articolo che evidenziava come alla crescita del mercato non corrisponda un altrettanto rapido sviluppo del bacino di professionisti. Le richieste delle aziende internazionali sono sempre più sofisticate in termini non solo di competenza tecnica ma anche di competenze gestionali e manageriali. Chiave diventa la capacità di costruire, sviluppare e motivare le persone. Per quel che riguarda la provenienza delle persone, certamente l’ideale sarebbe trovare il giusto mix tra espatriati e locali, identificando le competenze necessarie sulla base dei propri obiettivi, in modo da integrare la propria cultura organizzativa con quella sociale locale.
Inserire la persona giusta al posto giusto significa ragionare in termini di competenza, aspetti soft, competenze di contesto e valori. Trovata la giusta persona si dovranno poi attuare politiche di retention intelligenti e ben costruite. Uscire dalla logica del “comprare” talenti per entrare nella logica del “costruire” la squadra, significa ragionare in termini di formazione, sviluppo e sistemi premianti, creando senso di responsabilità e di appartenenza.
Di interesse particolare sono i numeri relativi al mondo del retail. Le vendite crescono del 10.9% (anno su anno) mentre il lusso cresce del 35%. Impressionante è però anche il dato di turnover del personale: più del 30% nel mondo della moda, e il dato può salire fino al 50% se legato solo agli store. Ancora diventa quindi prioritario lavorare con attenzione sulla selezione e sulla formazione del personale in maniera customizzata in base al brand, al suo canale distributivo (flagship store, shopping mall o department store), all’area geografica (tier 1,2 o 3 cities) e all’analisi dei comportamenti dei consumatori target.

Consea F&R